venerdì 11 luglio 2014

Il traffico d’armi tra Libano e Siria



Nella Valle della Bekaa più dell’agricoltura è la compravendita di armi la vera economia.


WADI KHALED (nord Libano). Wadi Khaled è una vallata verde dove passa il confine tra il Paese dei Cedri e la Siria in fiamme. Un confine esile e poco controllato, al punto che sembra costante il rischio di passare in Siria senza rendersene conto.
Arrivati ad Akroum, villaggio sul lato libanese, ci accoglie il boato delle bombe che, oltre confine, colpiscono Tal Kalakh. Una cittadina a maggioranza sunnita dove vive anche una piccola comunità alawita e dove le forze del governo e quelle dell’opposizione di fronteggiano strada per strada.
Siamo in un punto nevralgico dei traffici e del contrabbando che sempre di più legano i due paesi. Da qui si raggiungono facilmente i territori della provincia di Homs, in fondo si intravede il villaggio di Qalaat al-Hosn, strategico per le comunicazioni e, in questa fase, in mano ai ribelli.
“Laggiù è la destinazione delle armi e dei combattenti“, ci dice Hussein Mufid, un amico libanese che ci guida in questo viaggio. “Chi vive qui in gran maggioranza, dipende direttamente o indirettamente dal contrabbando per tirare avanti”.Prima dello scoppio della guerra in Siria, nel 2011, attraverso questa frontiera inesistente passavano soprattutto prodotti elettronici, carburante e farmaci. Oggi si contrabbanda ogni cosa, anche generi di prima necessità, ma a farla da padrone è il transito di armi e il passaggio dei miliziani.
“Il passaggio dei combattenti dal nord del Libano a Qalaat al-Hosn non fa più notizia – continua Mufid – dalla Siria entrano in Libano per curarsi o riposarsi”.
Le rotte dei contrabbandieri si sono modificate nel corso della guerra. Dopo la battaglia di Qusair e l’assedio dell’esercito governativo nelle aree siriane che confinano con Arsal e Hermel, nella regione Valle della Bekaa.“Prima la via principale usata per il contrabbando era quella di Arsal, ma ora passa da qui. Anche in quella zona, però, negli ultimi tempi le operazioni di sorveglianza della sicurezza libanese si sono intensificate”.
Grazie a Mufid riusciamo a incontrare Ahmad, un contrabbandiere attivo nella zona. “All’inizio della guerra in Siria i gruppi dell’opposizione hanno iniziato ad acquistare tutti i tipi di armi e di munizioni, compravano anche i fucili da caccia – racconta Ahmad – era facile e tutti facevano contrabbando. Oggi le cose sono cambiate, i clienti vogliono armi più sofisticate e il trasporto è diventato molto più pericoloso. Ogni tanto, poi, qualche banda di ribelli riesce a mettere le mani su un magazzino di armi dell’esercito siriano e per qualche tempo le richieste diminuiscono. Così, siamo rimasti in pochi a fare questo commercio”.
In cima alla lista della spesa dell’opposizione siriana i diversi tipi di lanciarazzi e lanciagranate, usati per colpire i veicoli blindati, seguono le armi individuali come le pistole Glock, i Kalashnikov e le mitragliatrici Dashaka. “Questa roba la comprano senza neppure chiedere il prezzo, ma la cosa più richiesta è il lanciarazzi B29, difficile da trovare in Libano”.
I prezzi, naturalmente, sono in costante aumento e si parla di migliaia di dollari per ogni arma. A 2.000 $ può arrivare una pistola, a 3.000 $ un Kalashnikov e un lanciarazzi RPG circa 1.500 $ mentre i suoi proiettili possono raggiungere i 2.000 $.
Le operazioni si svolgono in modo piuttosto semplice. I gruppi dell’opposizione fanno le loro richieste in Libano ai contrabbandieri che hanno conquistato la loro fiducia. Questi recuperano la merce e organizzano il trasporto oltreconfine.
“I clienti non si accontentano che gli portiamo la merce oltre confine – dice Ahmad – ormai la vogliono consegnata a qualche loro check-point all’interno della Siria. Naturalmente il prezzo di ogni carico aumenta in proporzione alla distanza del punto di consegna dal confine”.
Per frenare il contrabbando l’esercito siriano cambia frequentemente i suoi uomini lungo il confine per evitare il rischio che si lascino corrompere. “Anche se conosciamo i sentieri e le strade più nascoste – continua Ahmad – il modo migliore per garantire il successo di un trasporto ò pagare qualcuno per fargli chiudere un occhio”.
Il tentativo di combattere il contrabbando continua su tutti e due i lati del confine e spesso le operazioni di contrasto si trasformano in vere e proprie azioni di guerra. Come è avvenuto a Tal Kalakh,quando un vero e proprio attacco delle forze di sicurezza si è concluso con la morte di 17 giovani contrabbandieri libanesi.
Nonostante tutti i tentativi di controllo sia dalla parte siriana sia da quella libanese il confine tra i due paesi è violato sistematicamente. Ahmad, però, si rifiuta di parlare del continuo andirivieni di miliziani tra i due paesi, su questo si limita a consigliarci di fare “un giro tra quel mare di profughi che girano ad Arsal e dintorni” (la città libanese di confine che accoglie circa 30.000 profughi).
Mentre ci salutiamo e Ahmad ci restituisce telefoni e macchine fotografiche, che si era fatto consegnare, ci dice ancora: “Da quando esiste questo confine qui esistono i contrabbandieri. Più dell’agricoltura è il nostro traffico la vera economia di questa regione.”

Fonte: Mauro Pompili per ilquorum