giovedì 25 settembre 2014

EUROPA: NESSUNA RECESSIONE NE DEFLAZIONE!









Si lo confesso mi sono sbagliato e per questo chiede profondamente scusa, non c’è alcuna recessione in Europa e neppure l’ombra di una deflazione!
L’Eurozona non è in recessione e non c’è il rischio di deflazione. È quanto ha sostenuto il presidente della Bce Mario Draghi, in un’intervista alla radio Europe 1.«Nell’intera Eurozona – ha detto Draghi – non vedo rischi di deflazione ma di inflazione molto bassa per un lungo periodo». Ma se è da escludere l’ingresso dell’Europa in una fase recessiva, pre ora la ripresa continua ad essere «modesta,debole e fragile». Draghi: l’Europa non è in recessione. Il presidente della Bce 
Quindi nessun problema di cosa vi preoccupate, l’unica cosa sulla qual non mi sono affatto sbagliato è che il quantitative easing non servirà a nulla, che l’acquisto di ABS è solo una mossa qualunque che non sotirà alcun effetto in mezzo ad una deflazione…ops scisate una inflazione molto bassa da debiti…
 Per aiutare le nuove imprese, ha spiegato Draghi, «possiamo garantire tutto il credito possibile, ma se in alcuni Paesi per un giovane imprenditore ci vogliono mesi prima di ottenere permessi e autorizzazioni per aprire un nuovo negozio» trovandosi poi «sovraccaricato dalla tassazione» alla fine «non farà richiesta di credito». 
Non ci arriva ancora Draghi o non ci vuole arrivare …

…le riforme strutturali sono quasi tutte viste dal lato dell’offerta ma non è questo il problema. Il problema è la domanda. Se si abbassano retribuzioni, stipendi e pensioni, se si indeboliscono gli ammortizzatori sociali, scenderà la domanda aggregata e si inaspriranno i problemi dell’occupazione e il quadro macroeconomico.

Quindi tutto bene nessun problema niente recessione o deflazione, nessuna traccia, lasciamo l’Europa ed occupiamoci dell’America.

Ieri su twitter un nostro lettore mi ha chiesto preoccupato se la strambata di agosto nella vendita di nuove abitazioni era temporanea o se era sintomi di un trend inarrestabile di ripresa del mercato immobiliare.
In agosto le vendite di case nuove negli Stati Uniti sono aumentate del 18%, il passo migliore in oltre sei anni. Secondo quanto riportato dal dipartimento del Commercio americano, il dato è cresciuto a 504.000 unità, sopra le 427.000 di luglio (dato rivisto al rialzo dalle 412.000 della prima stima). Gli analisti si aspettavano un dato di 426.000 unità. Su base annuale le vendite di nuove case sono aumentate del 33 per cento. In rialzo rispetto al mese precedente il prezzo mediano, salito dell’8% a 275.600 dollari.Usa, vendite case nuove +18%, miglior passo in oltre sei anni
Fantastico, eccezionale, meraviglioso, questa si che è ripresa!
Peccato che lo stesso Census segnala una possibilità di errore, di scostamento e quindi revisione del dato di oltre il 16 % che su una crescita del 18 % e poco o nulla ovviamente.
Se si da un’occhiata alle ultime relazioni dei costruttori in America non c’è traccia di una rimbalzo di simili dimensioni nelle loro relazioni trimestrali, quindi preparatevi ad una significativa revisione al ribasso il prossimo mese, revisione al ribasso che nessuno prenderà in considerazione.
Inoltre a breve vedremo tornare a scendere i prezzi e questo non è affatto un bel segnale.
Senza dimenticare che se qualche inocuo falchetto alla Fed continua ad insistere con un rialzo dei tassi, come è accaduto nell’ultimo anno il mercato immobiliare subirà nuovi arresti.
tre
Lo abbiamo scritto più volte, le vendite di nuove abitazioni avvengono principalmente  nella fascia alta di prezzo, con vendite sotto i 250.000 dollari in costante rintracciamento, testimonianza dell’inesorabile declino della classe media americana.
Bene ma torniamo al miracolo italiano dove non c’è ne recessione ne deflazione e ascoltiamo le parole del profeta Padoan, si quello che ha individuato negli ultimi anni ben tre delle ultime ZERO riprese, per non parlare di recessioni, ma si sa serve ottimismo…
“dopo la riforma contenuta nel Jobs Act “il nuovo mercato del lavoro offrirà più prospettive di lavoro, più prospettive di investimento e di crescita e soprattutto retribuzioni più elevate. È una soluzione “win-win”, come dicono in Inghilterra”. Per questo invita le imprese a credere nelle riforme e ad anticipare gli investimenti. (ANSA) 
«Se le aziende ci credono, possono accorciare i tempi del cambiamento. Serve più fiducia. Agli imprenditori dico: credeteci, credete nel futuro, anticipate gli investimenti. Le aspettative si autorealizzano»

…le riforme strutturali sono quasi tutte viste dal lato dell’offerta ma non è questo il problema. Il problema è la domanda. Se si abbassano retribuzioni, stipendi e pensioni, se si indeboliscono gli ammortizzatori sociali, scenderà la domanda aggregata e si inaspriranno i problemi dell’occupazione e il quadro macroeconomico.

Addirittura saliranno le retribuzioni, si senza cancellare la burocrazia e ridurre le tasse sulle imprese. Fantastico, mi sento in colpa per aver analizzato in maniera così realistica la situazione italiana.

Padoan: “Italia in recessione, la crescita dal 2015”

Tranquilli questa è la volta buona, non si può sbagliarne quattro su quattro, diversamente ce ne faremo una ragione!