lunedì 4 novembre 2013

WSJ: Gli USA attaccano le politiche economiche della Germania

Il Wall Street Journal commenta la notizia del giorno. Il governo degli Stati Uniti finalmente rompe gli indugi e critica apertis verbis le politiche economiche della Germania, colpevoli di deprimere l'eurozona e ostacolare l'economia globale. (Qui i passaggi principali del report originale tradotti da scenarieconomici.it e qui il NYT che rincara la dose)

Ora che lo hanno detto loro, quanto  ci metteranno tutti gli altri ad accodarsi?

(Ma nel frattempo Berlino ha reagito (qui in italiano) definendo le critiche USA "incomprensibili"!...e il FMI ha già risposto scegliendo ovviamente da che parte stare, hat tip a @francelenzi)

di Ian Talley e Jeffrey Sparshott

aggiornato il 31 ottobre 2013, ore 4:15 am

Usando un linguaggio insolitamente tagliente, questo mercoledì gli Stati Uniti hanno apertamente criticato le politiche economiche della Germania e accusato la maggiore potenza dell'eurozona di deprimere i paesi vicini nonché il resto dell'economia mondiale.

Nel suo report semestrale sulle valute, il Dipartimento del Tesoro statunitense ha identificato nel modello di crescita tedesco orientato alle esportazioni il maggiore reponsabile della debolezza della ripresa dell'insieme dei 17 paesi che hanno la moneta unica.

Tra i "punti chiave" del report, gli USA hanno menzionato la Germania  ancor prima del loro tradizionale bersaglio, la Cina, e prima dell'altro paese recentemente considerato tra quelli più problematici, il Giappone.

Gli stessi Stati Uniti sono alle prese con una crescita persistentemente debole e sono oggetto di lamentele da parte di alcuni paesi per i loro tentativi di revitalizzare un'economia stagnante, in particolare per le politiche di denaro facile praticate dalla Federal Reserve. Anche i leader della finanza hanno preso di mira gli USA per l'impatto economico globale delle dispute fiscali tra Casa Bianca e Congresso, in particolare per lo “shutdown” governativo e la lite sul tetto del debito.



Con l'ultimo report, il Dipartimento del Tesoro ha criticato le tre maggiori economie del mondo dopo gli USA per le loro politiche economiche.

Il focus sulla Germania rappresenta un netto cambiamento di registro nel rapporto tra l'amministrazione Obama e uno dei suoi più importanti alleati. Fin dalle prime fasi della crisi del debito nell'eurozona, nel 2010, i funzionari USA hanno spesso evitato di criticare pubblicamente la Germania, a causa del suo ruolo centrale nel mantenimento dell'eurozona. Il presidente Barack Obama e i suoi più importanti funzionari hanno lavorato con cura dietro le quinte per pungolare la Germania senza un'aperta contrapposizione.

Il report sulle valute arriva in un momento in cui i funzionari di Berlino e di Washington si stanno già scontrando su altri temi, tra cui le accuse di spionaggio rivolte agli USA. 

“Il ritmo anemico della domanda interna in Germania e la sua dipendenza dall'export hanno ostacolato il riequilibrio in un momento in cui molti altri paesi dell'area euro sono stati sottoposti a forti pressioni per ridurre la domanda interna e comprimere le importazioni allo scopo di favorire il riaggiustamento,” dice il Tesoro nella sua relazione. “Il risultato netto è stata una pressione deflazionistica sull'eurozona così come sull'economia globale.”

Un portavoce del Ministero delle Finanze tedesco ha affermato che le organizzazioni internazionali, inclusi il Fondo Monetario Internazionale, l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico e la Commissione Europea hanno recentemente valutato positivamente le politiche economiche della Germania. Il FMI non ha trovato distorsioni nelle politiche praticate, dice il portavoce. La forte domanda interna sta guidando la crescita in Germania, ha aggiunto.

Il FMI, tuttavia, ha sempre sollecitato la Germania ad incentivare la sua domanda interna, notando che il suo ampio surplus commerciale avveniva a spese dei suoi partner del sud.

Alcuni critici hanno considerato inefficaci le valutazioni del Tesoro, facendo notare il fatto che nessun importante partner commerciale è stato mai etichettato come manipolatore di valuta in quasi due decenni. Comunque gli USA hanno utilizzato il report come uno strumento diplomatico per cercare di influenzare le politiche commerciali ed economiche di altri paesi.

Le lamentele sul modello economico tedesco ventilate nel report sono ben note ed erano già state avanzate con discrezione dai funzionari USA negli scorsi anni. L'ultima sede in cui sono stati fatti tali commenti, comunque, è stata inusuale, trattandosi di un report che tipicamente si focalizza sulle valute piuttosto che in senso più generale sulle politiche economiche. 

L'euro, in effetti, si è rivalutato del 4% quest'anno a causa dell'accresciuta fiducia degli investitori nella ripresa dell'unione monetaria e dei segnali che la Federal Reserve continuerà le sue politiche di denaro straordinariamente facile. L'euro, che si posizionava a 1,3736 dollari alle 17 (ora di New York), è leggermente sceso dopo la pubblicazione del report del Tesoro nella serata di mercoledì.

Un euro forte può aiutare l'economia USA rendendo i prodotti americani più competitivi all'estero. Ma i funzionari USA sembrano più preoccupati delle politiche economiche tedesche che possono creare delle distorsioni a lungo termine nell'economia globale.

Poiché la Germania contribuisce a definire le politiche economiche del resto dell'eurozona, Washington vuole assicurarsi che l'eurozona non si affidi eccessivamente alle esportazioni – anziché alla domanda interna – per tirarsi fuori dalla depressione economica.

L'amministrazione Obama aveva alzato sensibilmente il livello delle critiche verso la Germania sin da aprile, quando era stato rilasciato l'ultimo report sulla valuta. A quel tempo, il Tesoro faceva ampiamente notare che la Germania e l'Olanda registravano grandi surplus commerciali e menzionava brevemente la caduta della domanda in Europa. Ora, il Tesoro fa esplicitamente notare che il surplus della Germania è tornato a superare quello della Cina.

Jacob Kirkegaard, un esperto dell'eurozona al Peterson Institute for International Economics, ha detto che il tempismo di queste critiche è molto probabilmente un tentativo di influenzare le politiche economiche in Germania nel momento in cui una nuova coalizione di governo si sta formando e sta discutendo il suo programma per diversi anni a venire.

La dipendenza dell'eurozona dalle esportazioni rende ancor più difficile per gli USA e per altri paesi affrontare i loro problemi economici. “L'area euro sta succhiando domanda dal resto del mondo anziché aumentarla, causando il declino della crescita nei mercati emergenti,” dice il signor Kirkegaard.

Ma a parte le critiche che arrivano dall'estero, i politici tedeschi stanno discutendo come incentivare gli investimenti pubblici e privati nel paese. Ma in Germania c'è comunque un ampio consenso sul fatto che i grandi surplus commerciali del paese siano segno di salute e di competitività.

Il report semestrale del Tesoro statunitense è progettato per assicurarsi che i maggiori partner commerciali non stiano manovrando le proprie valute per guadagnare margini di competitività sulle esportazioni USA minando l'economia americana. Tenendo basso il valore della propria moneta, un paese può rendere i propri prodotti manufatturieri più convenienti per il commercio internazionale.

Il Tesoro ha confermato le proprie preoccupazioni sulle politiche monetarie di Cina, Giappone e Corea del Sud. Ma non ha definito alcun paese come manipolatore della valuta.

Gli USA hanno ripetuto le loro critiche verso Pechino, dicendo che il governo cinese dovrebbe permettere ad uno yuan “decisamente sottovalutato” di apprezzarsi più rapidamente. Geng Shuang, un portavoce dell'ambasciata cinese a Washington, ha detto che “non c'è evidenza del fatto che la moneta cinese sia significativamente sottovalutata,” facendo notare che c'è stata una rivalutazione del 34% dello yuan sul dollaro dal 2005 ad oggi.

E nonostante il Tesoro affermi che il Giappone sembra aver rispettato i recenti accordi valutari internazionali, dice anche che continuerà a “monitorare da vicino” le politiche di Tokyo.

Il Tesoro ha inoltre esortato la Corea del Sud a limitare i suoi interventi sui mercati valutari.

 I rappresentati delle ambiasciate giapponese e coreana a Washington non hanno per ora replicato alle richieste.