lunedì 14 aprile 2014

L'Euro e la deflazione




Uno sguardo alle conseguenze di come una sopravvalutazione del tasso di cambio può causare deflazione.

Lettori una domanda: un apprezzamento, cioè l'aumento di valore di una valuta, del tasso di cambio, causa la deflazione?

Un apprezzamento tende a ridurre le pressioni inflazionistiche. Questo perché dopo un apprezzamento del tasso di cambio, il prezzo delle importazioni cade, causando un calo di inflazione da costi e le esportazioni diventano meno competitive , causando minore domanda di esportazioni. L'aumento della domanda di importazioni ed esportazioni relativamente più bassi, riduce la domanda aggregata interna , contribuendo a ridurre l'inflazione demand -pull .
L'apprezzamento può aumentare l'incentivo per i produttori a ridurre i costi per cercare di rimanere competitivi.
Se il paese importa un sacco di materie prime, come il petrolio, i metalli ecc.. un apprezzamento avrà un effetto relativamente significativo sulla riduzione delle pressioni inflazionistiche. Si potrebbe causare deflazione in circostanze eccezionali.

Ma , sarà un apprezzamento a causare deflazione ?

La deflazione è abbastanza rara nelle economie moderne . Anche le economie fortemente depresse spesso ottengono solo una bassa inflazione - inflazione tra lo 0 e il 2 % .

Esso dipende da altri fattori nell'economia. Ad esempio, se l'apprezzamento, è dovuto alla crescente competitività ed un'economia forte, allora è probabile che si abbia una normale attività economica e una forte domanda, nonostante l'apprezzamento. Pertanto, l'inflazione può continuare con un apprezzamento.

L'impatto sull'inflazione dipenderà anche da quanto i produttori trasferiranno la variazione dei tassi di cambio sui consumatori. Dopo un apprezzamento , i prezzi della benzina non possono cadere quanto previsto, perché le compagnie petrolifere aumenteranno i margini di profitto. Inoltre , le imprese possono impegnarsi in copertura valutaria così da appianare le fluttuazioni valutarie.

Tuttavia, se la sopravvalutazione del tasso di cambio è accompagnata da rigorosa politica di bilancio, la politica monetaria restrittiva e di una recessione economica globale, allora l'impatto deflazionistico di un tasso di cambio sopravvalutato potrebbe tradursi in deflazione reale.

A lungo termine (sopravvalutazione e deflazione)

Uno scenario leggermente diverso per una valutazione temporanea , è se un paese sta vivendo un tasso di cambio che è fondamentalmente sopravvalutato per lungo tempo.

Questo è importante per diverse economie dell'Europa meridionale che sono in Euro. Grecia, Portogallo , Italia e Irlanda sono tutti alle prese con l'inflazione prossima o inferiore all'1%. Recentemente , i prezzi sono scesi in quattro paesi , Grecia, Cipro , Portogallo e Slovacchia ( Bloomberg )

Con l'Euro, questi paesi sono diventati competitivi, ma non ci potrebbe essere una svalutazione, perché c'è una sola valuta. Per ripristinare la competitività, essi sono costretti a concentrarsi sulla riduzione dei prezzi ( un processo noto come svalutazione interna ). In una certa misura , questo sta causando deflazione. Grecia e Portogallo hanno perso così tanta competitività, che vi è la necessità di un sostanziale calo dei prezzi per ripristinarla.

La sopravvalutazione del tasso di cambio non è l'unica causa di bias deflazionistico nella zona euro. Tuttavia è significativo.

Pertanto,  una moneta unica ( senza ricorso alla svalutazione ) può lasciare i paesi con le esportazioni non competitive in modo significativo  e un tasso di cambio che non è adatto . Questo può portare a pressioni deflazionistiche e persino la deflazione reale , come la Grecia e il Portogallo stanno scoprendo in questo momento.

By Steve per tivedoitalia


COME TORNARE ALLA PROSPERITA’




Gli italiani sono tendenzialmente faziosi, fino a chiamare l’invasore straniero pur di andare contro il proprio nemico. Per secoli la nazione si è divisa fra guelfi e ghibellini e questa distinzione si è prolungata, anche per la forte influenza del Papato in Italia, fino a tempi recenti.
Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, la trincea ha separato “cattolici” e “laici”, fra virgolette. Infatti i primi lo erano spesso di facciata, per acchiappare voti; i secondi – a parte l’erroneità della designazione – erano soltanto insofferenti dell’influenza della Chiesa sulla politica. La distinzione comunque corrispondeva anche, grosso modo, a destra occidentale e sinistra marxista.
Col tempo la guerriglia su base religiosa è venuta stemperandosi fin quasi a scomparire. Oggi in Italia possiamo identificare i miscredenti, che sono la maggioranza, e i credenti moderni, devoti di Papa Francesco, che ai tempi del Concilio di Trento sarebbero finiti sul rogo. Ma nella mentalità comune la divisione fra destra e sinistra è rimasta vivace. Ecco alcuni dei rispettivi pregiudizi. La destra è conservatrice e vuole amministrare bene il Paese, mentre la sinistra vuole sfasciarlo; essa promuove i meritevoli mentre la sinistra protegge i fannulloni; favorisce la produzione e le imprese che creano ricchezza, mentre la sinistra la ricchezza vuole soltanto rubarla; è compassionevole, ma non con chi vuol vivere a spese dello Stato. La sinistra invece vede sé stessa in modo opposto: è progressista e vuole la ridistribuzione della ricchezza, mentre la destra è per la conservazione dei privilegi; protegge i lavoratori contro lo sfruttamento, mentre la destra è serva dei padroni; è compassionevole verso i più deboli mentre la destra è cinica; vuole un reddito per i disoccupati e le casalinghe (e una casa per tutti) mentre per la destra tutti costoro possono anche morire.
In questo contesto si sono inserite le diverse congiunture economiche. Prima gli anni ferventi della Ricostruzione, poi quelli del boom economico e infine quelli della prosperità e della spesa allegra, a carico delle generazioni future. Tutto ciò fino agli Anni Novanta. Poi la macchina – non solo italiana, si pensi alla Francia – ha cominciato a perdere colpi, e infine la nazione è piombata in una crisi drammatica da cui non sa come uscire.
Qui si pongono, soprattutto per la base elettorale, lancinanti interrogativi. Se prima tutto andava bene, perché non torniamo al modello socio-economico di allora, più a sinistra di quello attuale? Né è strano che la gente abbia un invincibile pregiudizio a favore di quel modello, in un Paese per lunghi decenni dominato da un partito che non esitava a confessarsi devoto a Mosca e da una Democrazia Cristiana populista.
In realtà i vincoli di bilancio che ci pone l’Europa sono sbagliati per l’Italia com’è, mentre vanno benissimo per la Germania liberista. E tuttavia, per i meno informati, essi sono “di destra”: dunque non rimane che tornare ai valori “di sinistra” con cui siamo stati felici. Il sentimento è così forte che il Pd, proprio perché sostiene le istituzioni europee e l’euro, rischia di perdere consensi, mentre rischiano di guadagnarne partiti di destra come la Lega.
E qui si pone un grande problema che i dotti chiamerebbero epistemologico. Dato un fenomeno, che cosa l’ha causato? La prosperità di quegli anni è stata dovuta alla politica di sinistra, o si è avutamalgrado la politica di sinistra? Nel primo caso dovremmo tornare all’inflazione a due cifre, all’aumento del debito pubblico, al potere di veto dei sindacati e a provvedimenti radicali per l’occupazione: per esempio dovremmo proibire alla Fiat di chiudere degli stabilimenti o di andarsene dall’Italia. A costo di vietare l’importazione di automobili dall’estero.
Se invece la prosperità di allora fu dovuta alla fiscalità più bassa e alle minori spese dell’erario, non c’è che da ridurre la tassazione e far dimagrire drammaticamente lo Stato. Non d’un pochino, ma come si fa con quegli obesi cui non si richiede di perdere qualche chilo, ma la metà del peso. Come è ovvio, trattandosi di “storia con i se”, il problema è irresolubile. Ognuno continuerà a pensare che la ricetta giusta sia la propria.
Di fatto, se non avesse impegni internazionali, proseguendo la convergenza fra sinistra convinta e destra nostalgica della sinistra (copyright Dc), l’Italia tornerebbe al passato degli Anni Settanta e Ottanta. E ne vedremmo i risultati, a nostro parere disastrosi. Stando invece le cose come stanno, bisognerà vedere come finirà la partita dell’Europa. Essa potrebbe riportarci alla prosperità – per chi ci crede – o metterci il contatore a zero e imporci il travaglio della rinascita. Non ci rimane che aspettare.
Fonte : Gianni Pardo per pardonuovo


Quote Export, il rapporto tra Italia e Germania



Vi siete mai chiesti perchè i promotori dell’eurofollia non danno mai dati?
Noi sì, e di solito rispondendoci con una constatazione, a loro tutto questo non interessa. Loro vogliono l’Europa, gli Stati Uniti d’Europa, (l’Euro è solo una moneta), con i fantomatici valori e benefici che essa porterà. E’ una questione ideologica, di “fede”, in cuiil lato razionale non ha spazio.
Infatti sentiamo spesso parlare di “sogno europeo” , negli ultimi anni inoltre, hanno anche smesso di promettere le ore di lavoro in meno settimanali (sì Prodi, stiamo guardando te!).
Tuttavia capita ancora di trovare qualche impavido difensore dell’Euro che prova a portare dati, pratica ammirabile, se non fosse che spesso questo dimostri solo una certa incapacità di analisi dei dati stessi.
Oggi, a tale scopo, vi presentiamo una bellissima tabella, che una volta di più dimostra quello che gli “eurofobici” (e sottolineo eurofobici, e non europeofobici) dicono da parecchio: l’ancoramento valutario senza uno stato unico che ne controlli fiscalità e politica dietro è un suicidio economico. La stessa tabella è stata recuperata da un amico “eurista” accompagnato da: “vedete l’Euro è arrivato nel 2002 ma l’industria italiana era già in crisi a causa della concorrenza cinese”.
Quote Export
Quote Export, il rapporto tra Italia e Germania
estratto da LA CONCORRENZA DELLA CINA SUI MERCATI DI ESPORTAZIONE DELL’ITALIA (ISTAT) – 2003
La tabella mostra l’andamento delle quote sulle esportazioni (in scala mondiale) dei paesi, per alcune categorie di prodotti in cui la presenza italiana sui mercati è importante. Parliamo di dati Istat, datati 2003.
Che cosa possiamo notare? Il solito. La Cina cresce. Ma la tabella mostra pure altro, le quote di export di tutta l’area UE sono in continuo calo. Ma non quelle americane!
Ad uno sguardo ancora più approfondito notiamo che la flessione della Germania, pari a 3,6% dal 1987 al 2000, si è concentrata per la gran parte tra il 1992 ed il 1996, gli anni in cui l’Italia è stata libera da vincoli di cambio.
Discorso opposto, ed amplificato, per l’Italia. I 5,6 punti persi sono tutti concentrati tra il 1987-1992 (gli anni dello SME credibile) ed il 1996-2000 (ITA di nuovo nello SME). Addirittura tra il 1992 ed il 1996 c’è un recupero dello 0,8%, in controtendenza rispetto al trend generale.
Tra Italia e Germania c’è una chiara correlazione inversa.
La crescita dei mercati emergenti, insieme all’avvento dei cambi fissi all’interno del blocco dell’eurozona, ha garantito realtà meno inflattive (Germania in testa) che se si trovavano difficoltà da un lato, riuscivano, colonizzando commercialmente i paesi più inflattivi dell’area euro, a garantirsi una maggiore penetrazione nel vicinato. Inutile dire che questi paesi inflattivi hanno subito entrambi i fenomeni coi risultati che oggi vediamo. Oggi siamo noi quelli che comprano i prodotti tedeschi, cosicché gli imprenditori tedeschi, ma l’intero sistema Germania, ha trovato nei paesi del sud uno scudo verso  la crescita degli emergenti.
Non ci prestiamo a stupidi moralismi, dicendo che ci hanno derubato o demonizzando i tedeschi, nel peggior esempio di retorica goebleriana. La Germania ha chiaramente seguito il proprio interesse agendo, in particolare, sulla compressione salariale a fini deflazionistici, proprio mentre i loro stessi crediti facili, concessi ai paesi del Sud Europa, surriscaldavano queste economie, creando così differenziali d’inflazione monstre.

Fonte : AB e Andrea Lenci  
Tratto da : scenarieconomici


mercoledì 9 aprile 2014

Perché qualcuno in Europa non ha aderito all'Euro?




C'è stato un tempo in cui l'adesione all'euro è stato un grosso problema e ora c'è ben poco entusiasmo per chi l'adesione l'ha sottoscritta.





Ragioni per non aderire all'euro

1 . No Svalutazione . Con l'Euro , non si può svalutare se la valuta diventa competitiva . Questo è stato un problema significativo per i paesi dell'euro come Spagna , Italia e Grecia . Rispetto alla Germania , questi paesi hanno registrato una crescita salariale apparentemente più elevata, maggiore inflazione ma crescita della produttività inferiore. Questo significa che le loro esportazioni diventavano non competitive  portando al calo della domanda ed a una minore crescita .
Ciò si riflette in ampi disavanzi correnti nelle economie meridionali dell'UE .
Al contrario, il Regno Unito ha potuto svalutare , ripristinare la sua competitività e dare alla sua economia una maggiore flessibilità.

2 . Nessuna politica monetaria indipendente. Con l'Euro , i tassi di interesse sono fissati dalla BCE per l'intera zona euro. Tuttavia , questa politica monetaria inizialmente non sembrava un bene per l'economia, per esempio, del Regno Unito. Nel 2008 , il Regno Unito è stato molto colpito dalla crisi finanziaria . In risposta , il Regno Unito ha tagliato i tassi di interesse molto rapidamente. Anche la Banca d'Inghilterra è stata in grado di perseguire quantitative easing per cercare di stimolare l'attività economica. Se il Regno Unito avesse avuto  l'Euro , non sarebbe stato in grado di farlo. Pertanto , credo che la recessione del Regno Unito 2008-2011 sarebbe stata ancora più profonda , se non avessero avuto una politica monetaria indipendente .
In un ciclo economico , se l'economia con l'Euro recupera prima dell'economia senza Euro , i tassi di interesse della BCE possono aumentare troppo velocemente e danneggiare il recupero del paese. Ad esempio , nel 2011 , la BCE ha alzato i tassi di interesse a causa dei timori di inflazione. Eppure , nel 2011 , l'economia britannica stava scivolando in recessione . Un aumento dei tassi di interesse sarebbe stato molto dannoso per l'economia dell'UE

3 . UK mercato immobiliare . La natura del mercato immobiliare del Regno Unito è molto sensibile ai tassi di interesse . Nel Regno Unito , molti proprietari di casa hanno alti mutui variabili. Ciò significa che un piccolo aumento dei tassi di interesse ha un grande effetto sulla spesa dei consumatori . Pertanto, è molto importante capire che i tassi di interesse non siano adatti per un'economia come quella britannica .

4 . Niente prestiti come ultima scelta . La crisi del debito euro attuale, dimostra, che i paesi dell'area euro sono più sensibili all'aumento dei rendimenti obbligazionari . I paesi dell'area euro non hanno alcuna banca centrale capace di agire come prestatore di ultima istanza . Ciò significa che , se il governo sta lottando per vendere titoli sufficienti, in un mese particolare , gli investitori sono nel panico per vendere titoli . Nel Regno Unito , la Banca d'Inghilterra dovrebbe intervenire e acquistare titoli sufficienti per evitare una crisi di liquidità. Di conseguenza , i paesi dell'area euro stanno affrontando i tassi di interesse molto più alti per riflettere il nervosismo degli investitori in merito a timori di liquidità .

5 . BCE eccessivamente preoccupata con l'inflazione . La BCE ha un obiettivo imperativo di bassa inflazione. Probabilmente questo è a scapito della promozione della crescita economica e dell'inflazione. In risposta ad un piccolo grado di costo e spinta dell'inflazione , la BCE ha alzato i tassi di interesse , mostrando ai mercati che erano disposti a rischiare  inflazione al di sotto dell'obiettivo , nonostante la bassa crescita o di recessione, in alcune parti della zona euro. La Banca d'Inghilterra invece , ha tollerato un più alto tasso di inflazione perché più importante per evitare una doppia recessione.

6 . Decisione irreversibile. Una volta in Euro , è molto difficile e molto costoso invertire la decisione.

Motivi per aderire all'euro

Minori costi di transazione per i turisti e le imprese . Tuttavia , relativamente piccola % dei costi aziendali.
Isolamento contro le fluttuazioni dei tassi di cambio . Aiuta esportatori a conoscere i costi ed i redditi futuri.
Aiuta  per essere al centro della zona euro per avere un'apparente maggiore influenza sulle decisioni politiche. 

Concludendo di fatto l'appartenenza all'Euro ha potenzialmente conseguenze molto gravi  e aumenta notevolmente il rischio di deflazione , recessione e una crisi del debito. Questi problemi potenziali superano di gran lunga i piccoli vantaggi nell'aderire.


By Steve per tivedoitalia

lunedì 7 aprile 2014

Quantitative Easing...tra poco ne farà uso anche la BCE.





Da dove proviene il Quantitative Easing?

La Federal Reserve ( " Fed " ) svolge un ruolo sempre più attivo nella andamento dell'economia e dei mercati finanziari attraverso l'utilizzo dei suoi molti strumenti . Il più noto di questi strumenti è la sua capacità di fissare i tassi di interesse a breve termine , che a sua volta influenza l'andamento dell'economia e dei livelli di rendimento per le obbligazioni di tutte le scadenze . La banca centrale mette in atto una politica di tassi bassi quando si vuole stimolare la crescita , e mantiene tassi più elevati quando si vuole contenere l'inflazione . Negli ultimi anni , tuttavia , questo approccio ha funzionato in un problema : la Fed ha tagliato i tassi in modo efficace a zero , nel senso che non aveva più la capacità di stimolare la crescita attraverso la sua politica dei tassi di interesse . Questo problema ha indotto la Fed a ripiegare sulla prossima arma del suo arsenale : quantitative Easing .

Cosa è il Quantitative Easing  (QE) o alleggerimento quantitativo?

La Fed , o qualsiasi banca centrale per quella materia , vara quantitative easing con la creazione di moneta e quindi l'acquisto di obbligazioni o altre attività finanziarie da parte delle banche . Le banche a questo punto avranno più soldi a disposizione a prestito. Con la crescita dei prestiti superiore, a sua volta , dovrebbe rendere più facile il finanziamento dei progetti - ad esempio , la costruzione di un nuovo edificio per uffici . Questi progetti di conseguenza fanno aumentare il lavoro per le persone, contribuendo in tal modo la crescita dell'economia . Inoltre , gli acquisti della Fed contribuiscono a ridurre i prezzi delle obbligazioni, riducendo il loro approvvigionamento , che provoca un abbassamento dei loro rendimenti. Rendimenti inferiori , a loro volta , forniscono il combustibile per l'espansione economica riducendo i costi dei mutuatari.
Si ok questo è come funziona l' idea sulla carta , almeno. 
In pratica , le banche non hanno a prestito liquidità in eccesso. Se le banche sono indicative e prive di fiducia, come è avvenuto negli anni successivi alla crisi finanziaria del 2008, l'offerta di moneta superiore non può risultare essere il motore della crescita che aveva in mente la Fed.

QE1 e QE2 

Nel bel mezzo della crisi finanziaria del 2008 , crescita lenta e alta disoccupazione, ha costretto la Fed a stimolare l'economia attraverso la sua politica di allentamento quantitativo nell'intervallo dal 25 novembre 2008 al marzo 2010. Il programma ha avuto un impatto iniziale , in modo che la Fed ha annunciato un ampliamento del programma da $ 600 miliardi a 1.250 miliardi di dollari il 18 marzo 2009.
Subito dopo il programma si è incartato,  con difficoltà emerse nella forma di un rallentamento della crescita , l'aumento della crisi del debito europeo , e rinnovata instabilità dei mercati finanziari . La Fed si trasferì in un secondo round di allentamento quantitativo, che divenne noto come " QE2 " e ha comportato l'acquisto di $ 600 miliardi di titoli a breve termine . Questo programma, che il presidente Ben Bernanke il 27 agosto 2010 sviluppò, durò da novembre 2010 a giugno 2011. Questo QE2 ha scatenato un rally dei mercati finanziari, ma ha fatto poco per stimolare la crescita economica sostenibile.

Nel settembre 2012 viene poi lanciato il "QE3" 

Il 13 settembre 2012, la Federal Reserve statunitense ha lanciato il suo terzo round di quantitative easing . Inoltre , la Fed ha dichiarato ufficialmente, per la prima volta, che avrebbe mantenuto i tassi a breve termine bassi fino al 2015. Queste mosse riflettono il punto di vista della Fed che l'economia non ha ancora raggiunto il punto per auto-sostenere la crescita (in altre parole , la capacità di continuare a crescere , senza stimolo). Di conseguenza , la Fed ha adottato quello che è stato chiamato "Infinity QE ", un piano di acquisto di 85 miliardi di dollari in titoli a reddito fisso mensili , 40 miliardi di dollari in titoli garantiti da ipoteca e 45 miliardi di dollari in titoli del Tesoro USA .
A differenza di QE1 e QE2 , il programma attuale non ha una data di fine. Tuttavia, il consenso che la Fed ha, per iniziere ad abbassare la dimensione dei suoi acquisti prima del 2013 stà finendo, l'obiettivo è di terminare il programma entro il 2015. Al momento attuale , QE è fluida e soggetta a modifiche in base alle condizioni economiche . Ciò è dimostrato dal presidente della Fed Ben Bernanke  che il 22 maggio 2013 fa accenno al fatto che la Fed potrebbe fare " taper" (riduzione del QE) prima della fine dell'anno. Mentre la stragrande maggioranza degli economisti e investitori prevedono che la prima riduzione si verifichi il 18 settembre 2013, la Fed ha sorpreso i mercati annunciando che il programma sarebbe rimasto a 85 miliardi di dollari al mese a tempo indeterminato sulla base delle condizioni economiche .
Il 18 dicembre 2013, la Fed ha annunciato il primo tapering: a partire da gennaio , ridurrà i suoi acquisti a 75 miliardi di dollari al mese, 35 miliardi di dollari in titoli garantiti da ipoteca e 40 miliardi di dollari in titoli del Tesoro. La Fed ha successivamente annunciato un'ulteriore riduzione di 10 miliardi di dollari QE a seguito della riunione del 29 gennaio. La Fed è sulla buona strada per ridurre il programma costantemente in tutto 2014 finché la crescita economica resta in pista e la disoccupazione continua a scendere.

Critiche sul Quantitative Easing

Questa procedura aiuta le banche più che l'economia , in quanto possono scegliere di rafforzare i loro bilanci nel "tenere " il denaro , piuttosto che usarlo per aumentare la loro attività di prestito.
Con la creazione di denaro , la Fed rende il dollaro meno competitivo nei confronti delle valute estere. ( Pensate domanda e offerta : una maggiore offerta di dollari , insieme, con uguale domanda , porterebbe ad un calo dei prezzi , in questo caso la "quantità" di valuta estera che un dollaro può comprare ).
Aumentare l' offerta di moneta può creare inflazione. Poiché vi è un ritardo tra l'attuazione della politica della Fed e l'impatto economico, l'inflazione potrebbe salire rapidamente a livelli che non possono essere contenuti .
Il Quantitative easing può creare "bolle" dei prezzi delle attività .

Conclusioni

In fondo cosa accadrà? Accadrà che mentre ad i cittadini verranno date 80 euro per la riduzione del cuneo fiscale, i mercati finanziari riceveranno miliardi di euro che la BCE intende sfornare.
Quindi a mio avviso la struttura di questa manovra può essere condivisibile, ma come purtroppo spesso accade, questi mastodontici piani, durante il loro cammino si sviluppano in modo anomalo e visto i precedenti a me non danno una gran iniezione di fiducia. 

By Steve per tivedoitalia



Elezioni Europee 2014: quando e come si vota

Quando si vota per le elezioni europee 2014? In Italia sono previste domenica 25 maggio, insieme alla tornata dielezioni amministrative che interessa alcune regioni e comuni. La data riguarda solo l’Italia (a cui spettano 72 deputati all’europarlamento), perché nel vecchio continente la tornata è ripartita tra il 22 e il 25 maggio, in base alle diverse abitudini ed esigenze dei diversi paesi dell’Ue.
Mancano dunque meno di due mesi al voto che per alcuni sarà decisivo per gli equilibri del nostro paese e che secondo i sondaggi politici dovrebbe favorire i partiti euroscettici come il Movimento 5 Stelle e la Lega Nord.
come-quando-si-vota-elezioni-europee-2014
Come si vota per le elezioni europee 2014? Possono esprimersi tutti i cittadini aventi diritto al voto di tutti gli stati membri dell’Unione Europea. A questa tornata elettorale partecipa per la prima volta anche la Croazia.
Come già accennato, l’Italia deve eleggere 72 deputati e per farlo si avvale di un sistema elettorale proporzionale, con soglia di sbarramento al 4%. Ogni elettore italiano dovrà esprimere il suo voto su una scheda di colore diverso a seconda della circoscrizione di appartenenza (nord ovest, nord est, centro, sud, isole). La croce va sul partito a cui si vuole dare il proprio voto: si può scegliere un partito senza indicare alcun candidato, in questo modo il voto viene attribuito al candidato a cui la lista scelta è collegata. Sono comunque previsti fino a tre voti di preferenza.
I voti di preferenza si esprimono scrivendo nelle apposite righe (poste a fianco  nel rettangolo contenente il contrassegno della lista votata) il nome e cognome (o solo il cognome) dei candidati preferiti, appartenenti alla lista medesima. In caso di cognomi identici, è necessario scrivere sempre il nome e cognome.

Fonte : Francesco Bazzoni per tech-media

EURO-DELIRI: € deve essere forte così incentiva turismo ed export

Il nuovo che avanza.
Largo ai giovani, gente che ha studiato e che sa.
Bene, fa piacere pensare che tutti vogliono ilrinnovamento e noi lo troviamo in soggetti come questi, persone che addirittura fan fare bella figura a personaggi come Salvini che sono ampiamente discutibili dal punto di vista della cultura economica.
Ma tant’è, vorrà dire che ci meritiamo questo ed altro.
Dedicate qualche minuto del vostro stanco e piovoso venerdi per ascoltare le deliranti affermazioni di questo personaggio politico che risponde al nome di Dario Nardella.
Per chi no lo conosce, è il designato futuro sindaco di Firenze, il successore di Matteo Renzi.
In quest’intervista elogia l’Euro e ne esalta le qualità. Il che ci può anche stare. Peccato però che le motivazioni sono quantomeno deliranti. Secondo il buon Dario, un Euro forte contribuisce all’aumento delle esportazioni ed incentiva il turismo.
Ma ciccino caro, non è che forse hai bisogno di un ripassino in economia? E visto che sei il sindaco di Firenze, non è che per caso puoi anche studiare un po’ di più di tutto il resto?
Scandaloso.. il FILMATO 

Fonte : Danilo DT per intermarketandmore