lunedì 3 febbraio 2014

IL PARLAMENTO EUROPEO PRESENTA LA BOZZA DI RISOLUZIONE PER LO SMANTELLAMENTO DELLA TROIKA COMPOSTA DALL’UE, FMI E BCE

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di Giuseppe Paccione
 Finalmente l’Europarlamento sta facendo pressione per portare a termine la cattiva esperienza fallimentare della Troika – costituita da tre entità indipendenti con capacità giuridica come la Banca Centrale Europea, il Fondo Monetario Internazionale e la Commissione Europea. Difatti, la Commissione economica del PE ha pronta una risoluzione che costituisce il più consistente atto d’accusa ufficiale contro le misure di rigore e d’austerità introdotte nell’area della moneta unica (c.d. eurozona) dalla Troika.
Gli europarlamentari fanno appello ora al fatto che si possono manifestare delle conseguenze sociali e maggiore possibilità di rettificare le decisioni nel momento in cui si rivelano errate.
Si menzioni che i poteri della Troika, gruppo considerato senza alcun adeguato fondamento giuridico, dovrebbero essere trasferiti o affidati alla Commissione europea, che sarebbe sottoposta al controllo democratico del PE. Mentre sia la BCE, che il FMI avrebbe solo un ruolo di mera consulenza tecnica. Ovviamente, a tale posizione del PE hanno espresso parere contrario e il Commissario UE per gli affari economici (Olli Rehn) e il già ministro delle finanze e predecessore dell’attuale presidente della BCE (Jean-Claude Trichet) Mario Draghi, difendendo l’azione della Troika nei piani di bail-out (salvataggio) per il gruppo PIGS – Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna, ivi la Repubblica cipriota. Certamente, le risposte della BCE e della Commissione UE non sono state ritenute soddisfacenti a parere del PE, che voterà fra un paio di mesi la relazione con la quale domanderà di smantellare la Troika.
Nella bozza della risoluzione della Commissione economica del PE si riporta che dal 2008, inizio della crisi economica dell’intera pianeta, la diseguaglianza in termini di distribuzione del reddito è cresciuta oltre la media di alcuni Stati membri dell’UE e che i tagli alle prestazioni sociali e l’aumento della disoccupazione – nel nostro Paese ha raggiunto il 13 % – stanno innalzando i livelli di povertà, giudicando non accettabile l’elevata disoccupazione giovanile e ponendo in risalto il forte aumento dei senza lavoro, soprattutto tra i giovani, nella martoriata Grecia, Portogallo, Cipro, Spagna e, ovviamente, l’Italia.
Il PE contesta gli interventi del gruppo Troika, come quelli inerenti ai fattori scatenanti le crisi, e analizza l’economia degli Stati membri dell’eurozona prima e dopo l’intervento della Troika. In aggiunta, nella bozza risolutiva è riportata la bocciatura delle misure adottate senza mezzi termini, deplorando l’interpretazione delle Istituzioni dell’UE e internazionali, fra cui per l’appunto il Fondo Monetario Internazionale, davanti a una crisi del debito sovrano d’ampia portata nell’eurozona. Si deplora, sempre nella bozza, la mancanza di trasparenza durante i negoziati che si riferiscono ai memorandum d’intesa. Sempre il PE esprime, all’interno del documento, profondo rammarico che i programmi, a favore della Grecia, dell’Irlanda e del Portogallo, abbiano una serie di prescrizioni dettagliate per la riforma dei sistemi sanitari e tagli alla spesa, deplorando che i programmi non siano vincolati dalla Carta dei diritti fondamentali dell’UE e dei Trattati.
La sola attenuante per la Commissione UE, il FMI e la BCE – che compongono la Troika – è l’ampia sfida affrontata come i tempi stretti, gli ostacoli di carattere giuridico e politico da sormontare e l’economia mondiale in recessione. Tutto questo, a parere del PE, non è sufficiente ad assolvere i piani di austerità, le cui conseguenze hanno portato a effetti non favorevoli, controproducenti e continue correzioni. A titolo d’esempio, si prenda il caso ellenico dove, a seguito di cinque revisioni e dell’insufficiente risultato positivo del primo programma, è stato d’uopo l’adozione di un secondo programma nei primi mesi del 2012, che da allora è stato revisionato tre volte. L’assistenza finanziaria e il programma di correzione nello Stato ellenico non hanno evitato un’insolvenza non controllata, né un contagio della crisi ad altri Stati membri dell’eurozona, anzi, la riduzione dei disavanzi strutturali non ha ancora portato a un abbassamento dei rapporti tra debito pubblico e PIL (prodotto interno lordo) che è meramente aumentato in tutti gli Stati dell’UE.
Il PE, infatti, ritiene che sia giunto il momento di mutare i meccanismi di decisione, partendo dalla maggiore responsabilità da dare alla Commissione UE. I rappresentanti dell’UE, presenti nella Troika, dovrebbero riferire in modo regolare ed essere ascoltati, prima di assumere le funzioni, dal PE, non dimenticando che lo stesso PE può porre il veto sulle loro iniziative. In aggiunta, il Consiglio UE o Eurogruppo e MES (Meccanismo europeo di stabilità) dovrebbero cambiare gli iter procedurali e i meccanismi di approvazione.
Sempre per il PE, infine, è necessario valutare l’attuale quadro istituzionale della Troika, il coinvolgimento della BCE nella revisione dei programmi e la partecipazione obbligatoria del FMI ai programmi d’assistenza, senza non tenere in considerazione della possibilità di istituire un FME (Fondo Monetario Europeo).
La risoluzione del PE, che sarà approvata nell’aprile di quest’anno, potrà avviare il percorso legislativo della Troika, ma sarà necessario anche l’accordo tra i capi di Stato e di governo.

Tratto da : scenarieconomici