domenica 30 marzo 2014

Euro? Uscire? Non uscire? Considerazioni


Diciamo che viviamo in uno dei paesi che fino a poco tempo fà era tra i più ricchi del mondo? Si ma dove stava tutta questa ricchezza? Bhé, diciamo innanzitutto, che oggi il futuro del nostro paese si regge a stento, abbiamo già iniziato il  percorso verso un buio tunnel, ed il punto di non ritorno si stà facendo sempre più prossimo! Abbiamo iniziato a chiedere prestiti e con il tempo le banche non ci hanno dato più nemmeno quelli. E questa la chiamiamo ricchezza? La cosa sconcertante è il motivo per il quale le persone, in una sorta di miscuglio di diseguaglianze sociali, non sono state in grado, di contrastare l'avanzata del degrado del nostro paese, attraverso una protesta comune, che avesse un numero abbastanza elevato di adesioni da rappresentare un problema per chi ci governa. 
La forbice della disuguaglianza stà aumentando a dismisura, questo è un problema, che è causato soprattutto dall'indifferenza e dalla non curanza dei fatti. Cercando di essere più concreto possibile:  abbiamo da un lato un insieme di persone che hanno ancora un posto di lavoro e non fanno niente che possa metterlo a repentaglio; abbiamo una quantità in crescita di giovani e non, che ancora riescono a reggersi grazie al lavoro dei genitori o alle loro pensioni e quindi non comprende pienamente le tragedie che si consumano ormai ogni giorno e la disperazione dilagnte di chi perde la casa il lavoro e la famiglia. Dall'altra parte c'è una sorta di bacino di persone che recentemente si è raccolta numerosa sotto la bandiera di Grillo, che in un certo senso ha raggruppato l'indignazione di una buona fetta della popolazione e forse in qualche modo ha limitato il problema della dilagazione della protesta in senso più drastico. L'orologio stà inesorabilmente scorrendo e tra poco credo anche questo argine creato dal movimento 5 stelle, non riuscirà a contenere ancora a lungo questa parte di popolazione, quando non avrà più nulla da perdere dopo che anche questo nuovo governo guidato da Renzi non esaudirà le aspettative che per me erano fin troppo rosee. 
Detto ciò chiediamoci se l'euro è l'unico responsabile della situazione che stiamo vivendo. 
Se ci affidiamo ad i grandi esperti della politica monetaria e dell'economia, troverete su internet da una parte e dall'altra opinioni a favore e non, dove intellettuali accreditati dai mass media ci sbattono la loro laurea ed i loro meriti per raccontarci cose che la stragrande maggioranza dei cittadini ignora o non ne capisce il senso. La comunicazione stessa a questo punto costituisce una sfida. Le difficoltà di comprensione reale sopraggiunge quando si mette in dubbio le parole di chi ci "sorpassa" accademicamente. La fiducia che la maggior parte delle persone ripone nelle parole di questi fantomatici esperti mette in difficoltà la raccolta e la diffusione delle informazioni che i poveri cristi come me cerca con buon senso di mettere insieme. Nessuno è in grado di essere un esperto in tutti i campi e quando si prendono in considerazione possibilità che esulano dalla proprie competenze è del tutto naturale pensare di rimettersi alle conoscenze degli specialisti di altri settori. 
Quali conseguenze comporta però questo atteggiamento, allorquando episodi come quello che hanno visto scendere in cattedra i tecnici come Monti la Fornero ecc..,  che si erano adoperati tecnicamente per risolvere i nostri problemi, ma riuscendo  solo a peggiorare la situazione che è diventata quella di oggi? Data l'estrema frammentazione della popolazione, è difficile immaginare che, nel suo insieme, essa possa confutare o trovare una risposta comune a quello che vi si trova davanti. 
Quello che vi dico è che infondo noi non dobbiamo capire l'economia, noi facciamo parte della società, ci sono persone che assumiamo per capire l'economia, sono i nostri politici, gli assumiamo per mandare loro!!!!  a che fare con gli esponenti dell'alta finanza e non per diventare loro complici.
Allora, da un lato apprendiamo dalle parole dei grandi esperti di finanza che insistono nel asserire che dovremmo abbandonare l'Euro-zona, allora si, che tutti i nostri guai sparirebbero, tanto basta stampare una marea di banconote e dopo qualche anno tanto la recuperiamo l'inflazione generata da questa manovra. Ok! Ma su cosa dovremmo scommettere concretamente per recuperare? 
Dovremmo scommettere tutto sulle capacità delle nostre aziende? Non mi sembra stiano messe tanto bene! Dovremmo scommettere sulle risorse del nostro territorio? Quali risorse? La terra? e quando abbiamo puntato solo sui nostri prodotti? Mai!!! E' meglio importare e favorire gli altri stati! Dovremmo puntare sul nostro turismo? Ma se è l'unica cosa che ci è rimasta con buone potenzialità e non è mai stata sfruttata! cavoli vi rendete conto che una città come Berlino per molti in Europa viene preferita a Roma? Ma siete mai stati a Berlino? Io si! nulla da dire di negativo, ma non è assolutamente la stessa cosa. Lo stesso discorso vale per tutte le altre città d'arte in Italia. Dovremmo affidarci al nostro stato ed ai nostri risparmi? Non ho memoria, anche prima dell'euro, di un abbassamento del debito! Queste sono solo le prime cose che mi sono passate per la mente. Partiamo dal fatto che la maggior parte delle nostre industrie in tempi non di crisi non ha mai puntato sullo sviluppo delle persone stesse, come anno fatto in altri stati, continuando ad investire sull'occupazione formando periodicamente i propri lavoratori in parallelo a ricerca e sviluppo dell'azienda. 
Mi seguite? 
Una testimonianza di ciò, la possiamo constatare oggi! Chi perde il lavoro, spesso, non riesce a reciclarsi, o non è all'altezza di un mondo che gli è cambiato sotto i piedi. E' quando le cose andavano bene che avevamo la possibilità di formare personale, sviluppare progetti e accrescere le capacità non solo dei giovani ma anche di chi giovane non lo era più e che pensava che il lavoro che aveva lo portasse alla pensione. Anche lo stato deve fare la sua, adottando un comportamento di correttezza dei suoi esponenti e del suo operato, che porti concretamente ad efficienza con una vera riduzione della burocrazia, ed efficacia attraverso leggi a sostegno della ricerca del risparmio, eliminando gli sprechi, combattendo corruzione e nepotismo, riconoscendo le competenze dei nostri giovani, dando giusto riconoscimento a chi merita. Secondo voi la politica stà facendo qualcosa in questo senso? Continuano a cantare la filastrocca del povero governo che ha ereditato problemi dai governi precedenti, che dobbiamo combattere l'evasione fiscale, quando nessuno và a toccare i 200 miliardi di euro accertati, generati prevalentemente da una piccola percentuale di mega evasori, che non possono essere toccati e poi ci fanno assistere a quei ridicoli accertamenti fiscali nelle piccole attività commerciali, e spacciano per efficienza della mano dello stato nel far rispettare il pagamento delle tasse. 
Come dicevo all'inizio ci troviamo di fronte il punto di non ritorno e chissà quanti anni avremo di fronte, se le cose non iniziamo a cambiarle noi cittadini, visto che anche noi abbiamo dato il nostro piccolo contributo al problema. A me l'euro non è mai piaciuto, ma devo constatare che dobbiamo mettere in atto qualcosa di più concreto in cantiere e di veloce per poter solo pensare di uscirne indenni!
Una cambiamento ad opera dei cittadini di un paese c'è stato di recente. Tra l'alto non molto lontano. In Islanda. 
Qui, nell'ottobre del 2008 falliscono le maggiori banche del paese, travolte dalla crisi dei subprieme (è una crisi finanziaria scoppiata alla fine del 2006 negli USA e che ha avuto gravi conseguenze, ancora in evoluzione, sull'economia mondiale, in particolar modo nei paesi sviluppati) non riuscendo a pagare i creditori stranieri le  grandi banche vengono nazionalizzate dal governo, che in banca rotta, accetta gli aiuti del fondo internazionale e dell'unione europea per sanare i propri debiti, ma chiede l'aiuto anche dalla popolazione, con una manovra fiscale da 3,5 miliardi di euro suddivise in circa cento euro al mese a famiglia per 15 anni! Gli islandesi sono 320 mila, su una superficie di circa un terzo dell'Italia, quindi 3,5 miliardi non sono pochi.
Ma visto l'unione della popolazione, dicono no! alla socializzazione del debito, attraverso una mega manifestazione che dura 14 settimane e che infine porta alle dimissioni del governo, a nuove elezioni ed a un referendum che con il 93% di voti decide di non pagare più i debiti contratti dalle banche private nei confronti di altre private. 
Quindi abbiamo un popolo che ha deciso di pagare ZERO alle banche! Oltretutto hanno fatto arrestare i banchieri ed i brokers che hanno fatto speculazioni rischiose. Hanno chiesto le dimissioni oltre che del governo, anche dei vertici della banca nazionale ed i vertici delle autorità di supervisione monetaria, perchè in fondo gli inganni e le mensogne sono state architettate da più di un organo. 
Adesso l'economia islandese è una delle migliori in europa, non ha pagato niente e quindi nessun ulteriore debito. 
Oggi l'italia si trova nella stessa situazione in cui si è trovata l'Islanda nel 2008. Il nostro debito è immenso ed è impossibile da ripagare. Infatti anche se pagassimo il 100% di tasse, riusciremo a pagare solo gli interessi del debito. C'è chi dice : Ma loro erano pochi e più uniti! Io credo che non sia il momento di trovare scuse del genere. La battaglia in Islanda è iniziata da una sola persona! Non biasimo chi decide di andarsene all'estero, ma per chi decide di rimanere è il momento di constatare che il percorso che abbiamo davanti può migliorare solo se ci diamo una mano l'un l'altro.


By Steve portavoce di tivedoitalia