giovedì 6 marzo 2014

Interviste sull’euro: James Mirrlees, Nobel per l’economia



Finché l’Italia resterà nell’euro non potrà espandere la massa di denaro in circolazione o svalutare. Si impone la necessità di decidere se rimanere o meno nella moneta unica

James Alexander Mirrlees (Minnigaff, 5 luglio 1936), economista scozzese, vincitore, insieme a William Vickrey, del premio Nobel per l’economia nel 1996, che nel suo intervento a Venezia all’Auditorium Santa Margherita per il ciclo “Nobels colloquia 2013″ dell’Università Ca’ Foscari, ha testualmente detto che “all’Italia conviene uscire dall’Euro subito”.

Non voglio suggerire politiche per mutare la situazione attuale e mi sento a disagio nel fare raccomandazioni altisonanti, perché non ho avuto il tempo di valutarne le conseguenze. Però, guardando dal di fuori, dico che non dovreste stare nell’euro, ma uscirne adesso.
L’uscita dall’euro non risolverebbe in automatico i problemi dell’Italia, visto che, ad esempio, rimarrebbero le questioni derivanti dalle politiche adottate dalla Germania. Ma non è comunque corretto collegare le conseguenze di un’eventuale uscita da Eurolandia al venir meno della lealtà e fedeltà come membri dell’Unione europea. Finché l’Italia resterà nell’euro non potrà espandere la massa di denaro in circolazione o svalutare: ecco perché si impone la necessità di decidere se rimanere o meno nella moneta unica, questione non facile da dirimere, perché la gente toglierà il denaro dai conti in banca prima che questo accada. Probabilmente, dovreste sostenere il costo di un’eventuale uscita, come avvenuto in Gran Bretagna (che non ha mai abbandonato la sterlina), ma dovete essere pronti a pagare questo prezzo.
Se l’Italia tornasse in grado di svalutare ci sarebbe sicuramente la possibilità di arricchirsi per chi togliesse in tempo i soldi dalle banche; ma, per la Gran Bretagna, è valsa la pena, perché poi ha avuto un andamento economico soddisfacente. Tutto ciò non comporta automaticamente l’aumento o la riduzione della pressione fiscale. Però, in una certa misura, raccomanderei misure di sostegno ai redditi, per aumentare il potere d’acquisto della popolazione. Ma solo temporaneamente. Se l’Italia dovesse uscire dall’euro alcuni grossi problemi continuerebbero ad esistere, perché la Germania manterrà i livelli dei prezzi troppo bassi. E, se la Germania continuerà questo atteggiamento, cosa che non intende cambiare, anche per l’Italia continuerebbero le difficoltà di oggi.
E’ un problema che definirei a lungo termine, perché odio usare il termine “strutturale”, che ha un substrato di irrisolvibilità che ritengo ingiusto. Mi sento però a disagio, come persona esterna, nell’offrire soluzioni, anche perché mi chiedo se abbiate abbastanza manager economici in grado di mettere in atto e gestire l’espansione che potrebbe esserci.
Mirrless è intervenuto, poi, all’ultimo festival dell’economia a Trento (giugno 2013), sostenendo la necessità di uscire dall’euro come unica soluzione alla crisi per i Paesi più in difficoltà:
Uscire dall’Euro significa fuggire, la crisi si può affrontare resistendo ad essa e combattendo, ma i Paesi che scelgono di combattere lo facciano considerando anche l’opzione della fuga.
E allora penso ad un negoziato con la Germania e la BCE dei paesi che oggi sono ancora in alta recessione e per i quali non c’è altra soluzione dalla crisi se non quella di introdurre politiche statali di espansione della domanda, insieme con un taglio delle tasse e degli stipendi ai lavoratori delle professioni meno qualificate per poter così far ripartire l’occupazione.
Il premio Nobel scozzese sul debito pubblico italiano ha affermato:
Il debito è sempre stato un problema pervasivo per l’Italia, ma è difficile capire se è di per sé stesso un così grave problema.
Ma perché dovremmo poi preoccuparci così tanto del debito? C’è il rischio di default, naturalmente, ma il debito è un segno del fatto che un governo spende senza un controllo sulla spesa. La cosa migliore sarebbe riportare gli investimenti ad un livello antecedente all’inizio della recessione.
Questo è difficile perché le banche non hanno voglia di erogare prestiti, e la politica monetaria ha fallito nel suo tentativo di intervento su questo versante. Si è detto che un tasso d’interesse allo 0% avrebbe aiutato, ma le banche lo avrebbero accettato?
Come incoraggiare dunque gli investimenti?
Un modo sarebbe avere delle assicurazioni sui prestiti, ma le politiche adottate in Occidente sono state tardive.
Creare degli istituti di credito pubblici?
La realtà è che forse sono le imprese che non vogliono investire, perché pensano che forse si uscirà presto dalla crisi. In alcuni paesi un ritorno agli investimenti non risolverebbe comunque il problema, perché la crisi bancaria ha tolto alle persone l’accesso al credito spingendo i governi a fare deficit.
Questa recessione non se ne andrà e dobbiamo chiederci fino a che punto possiamo permetterci dei salvataggi, e chi deve essere salvato?
Tratto da : ilquorum